Pippo Zaccaria

20 10 2008

Pippo Zaccaria (pseudonimo di Tiziano Marchesan; Chioggia, 30 novembre 1954) è un cabarettista, scrittore e poeta italiano.
Nato e vissuto a Chioggia in provincia di Venezia. Noto per le sue commedie, spesso parodie di opere teatrali o cult cinematografici come Le Baruffe Marinanti e 2001: Odissea Nell’Ospissio.
Pippo Zaccaria, come personaggio, nasce nei primissimi anni ottanta con le trasmissioni radiofoniche Basta la salute, Scatolette, I ragazzi irresistibili, ma la popolarità viene raggiunta grazie alle innumerevoli repliche di Concerto da strapazzo che ha rappresentato, per alcuni anni, un punto fermo nel palinsesto di Radio Chioggia Libera. Si trattava di un programma stravagante, forse irriverente, ma senza dubbio brioso e simpatico, condotto da Vincenzo Tornaconti, che spalleggiava appunto un Pippo imbranato disc-jockey alle prime armi, eternamente incapace di condurre un programma come si deve, ma testardo e puntiglioso. Rappresenta il prototipo del classico disc-jockey di casa nostra, con l’onnipresente cadenza chioggiotta e l’immancabile storpiatura di frasi in lingua. Il Tornaconti è l’esatto contrario, ma il riuscito complemento di Pippo Zaccaria. Sfoggia un’eleganza di linguaggio notevole, frutto di una preparazione culturale al di fuori del normale. Non si risparmia l’uso di paroloni, conosce le buone maniere e ne rimprovera l’errato uso al suo collega. Senz’altro una coppia ben variegata, forse per questo inscindibile. Concerto da Strapazzo, nella sua originalità, proponeva non solo musica ma anche rubriche, o parodie di esse, poesie, notizie, il tutto condito da innumerevoli gags che ne rendevano l’ascolto gradevole. Tra le varie rubriche del programma c’era un intermezzo poetico affidato alla voce di Vincenzo Tornaconti che declamava alcune poesie di Andrea Marino (sempre Tiziano Marchesan, questa volta in versione seriosa).

 « Pippo appartiene alla schiera della gente schietta e poco incline al compromesso che, se sei intelligente, desideri avere al tuo fianco. A volte lo senti spina che punge o ti pare Cassandra che predice disastri, può darti anche fastidio, eppure lo trovi lì, pronto a darti una mano. Lui sa intuire in anticipo la conclusione di un’esperienza e già freme per tentare un’altra via. ‘Adelante Pippo, cum judicio’ non si può sempre correre, bisogna anche accontentarsi di camminare, semplicemente. Sincerità per sincerità, indispettisce talvolta quel ridere di tutti e di tutto, anche del mondo della religione, eppure non è superficialità, nè banalità, tanto meno voglia di dissacrazione. In lui c’è benevolenza, timidezza, fors’anche pudore, però devi arrivare a conoscerlo, altrimenti sbagli giudizio. Dotato di frizzante e originale ‘vis comica’, è fatto apposta per stare con gli altri: insuperabile animatore di serate tra amici. Pippo lo conosco da oltre vent’anni, è uno che riempie della sua presenza, senza ingombrare, uno che se non c’è, vorresti tanto che ci fosse! »
 (Fabrizio Fornaro, direttore di Radio Chioggia Libera, 1990)

Debutta sin dal 1973 con il musical Superstar. Nel 1975 mette in scena il Mosè, tratto dalle vicende bibliche. Nel 1980 forma La Siesta un gruppo cabarettistico che diventa, qualche anno dopo, la Compagnia d’Espressione Pippo Zaccaria. Nel 1984 è la volta di Pinocchio nunteregghepiù seguono poi Campa cavallo che ci lascia lo zampino (1985), El ridare va in frisare (1991), Verde (1993), Minga sempre se può ridare (1994), Megaers (1995), Baracca e burattini (1996), Le baruffe marinanti e Robinson (1998), Mosche, 2001: odissea nell’ospissio e Spenzame ke vago (2000), Vai che xè menta (2002), Curadela co’ le seole (2004), Pippo Instinct (2006) e la riproposizione delle Baruffe marinanti (2007) con un nuovissimo cast, composto dai veterani Renzo Lombardo ‘Poci’, Michele Nordio, Antonio Duse e Andrea Marchesan e dalle nuove leve Daria Collalti, Valeria Boscolo, Nicoletta Veronese, Gabriella Dall’Oro, Francesco Bellemo e Matteo Penzo.
Pippo Zaccaria ha pubblicato diverse raccolte di poesie e non solo. Dal 1987 ad oggi sono 17 le sue pubblicazioni, oltre ai numerosi fascicoli (in distribuzione gratuita su tutto il territorio cittadino) della collana Pippo! Contame ‘na barzeleta. Nelle sue poesie Pippo parla di tutto e di più; spazia da temi comici e spensierati ad altri più impegnati e seriosi, ma sempre con quel pizzico di sagace ironia che rende tutto più leggero e sopportabile, dove anche le più grandi paure e mancanze umane vengono trattate sotto un’ottica quasi gioiosa, ma che invita a rifletter





Nickname

20 08 2008

Nella cultura di Internet, un nickname o semplicemente nick è uno pseudonimo o “nome di battaglia”, usato dagli utenti di Internet per identificarsi in un determinato contesto o in una determinata comunità virtuale. Spesso sono soprannomi, ma possono essere sigle, combinazioni di lettere e numeri. Alcuni contesti in cui il nome adottato da un utente viene comunemente chiamato nickname sono per esempio:

sistemi di chat (per esempio IRC)
sistemi di instant messaging come ICQ o MSN Messenger
forum sul Web
newsgroup di Usenet
videogiochi multiutente online
la stessa wikipedia

Più raramente capita che venga chiamato nick un indirizzo di posta elettronica; è però piuttosto comune che chi utilizza per lungo tempo un nick in uno o più contesti su Internet, finisca poi per crearsi anche un indirizzo e-mail specifico per poter corrispondere con altre persone (senza dover rivelare la propria vera identità).
Un buon nickname deve essere sufficientemente originale ed immediato, per distinguersi e colpire l’attenzione degli altri utenti, ma non troppo complicato, per non essere dimenticato. In alcuni contesti, tra l’altro, ricordarsi esattamente il nickname di una persona può essere necessario per “ritrovare” la persona e rimettersi quindi in contatto. Per questo motivo, nick come “Mario345234″ non sono particolarmente funzionali.
Nei casi in cui un nickname dia indicazioni apertamente false sull’identità del suo proprietario (per esempio, un nick femminile per un maschio o viceversa, oppure un nick identico a quello di un altro utente più noto per prenderne segretamente il posto) si parla di fake.





20 07 2008

L’Adige (in tedesco e in dialetto sudtirolese Etsch, in ladino Adiç, trentino Ades, in veneto Adexe) è un fiume dell’Italia nordorientale. Sorge presso il Passo Resia (Reschenpass) nella Alta Val Venosta (Hochvinschgau) in Alto Adige e sfocia nel Mar Adriatico presso Porto Fossone e Chioggia. È per lunghezza – circa 410 km – il secondo fiume italiano dopo il Po, il 3° per ampiezza di bacino dopo Po e Tevere e in assoluto il 4° per volume d’acque dopo Po, Ticino e Tevere con 235 mc/sec di portata media annua presso la foce.
Attraversa le città di Trento, Verona, Legnago, Cavarzere e lambisce Merano, Bolzano e Rovereto.
La valle in cui scorre assume vari nomi: Val Venosta tra la sorgente e Merano, Val d’Adige tra Merano e Rovereto, Vallagarina tra Rovereto e Verona, e quindi Val Padana tra Verona e la foce.
Complessivamente il suo bacino imbrifero è di 12.200 km² (che lo rendono il terzo per ampiezza dopo il Po e il Tevere): di questi ben 7.200 sono in Alto Adige, nel cui territorio scorre per 140 km (oltre 1/3 del suo percorso complessivo), mentre i restanti sono suddivisi tra Trentino e Provincia di Verona.
Il fiume è stato protagonista di alcune devastanti alluvioni, a cominciare dalla rotta della Cucca, la catastrofica alluvione del VI secolo (589 secondo le cronache di Paolo Diacono) che sconvolse l’idrografia del basso Veneto. Si ha notizia di altri fenomeni di questo tipo in passato: tra i più recenti e gravi ricordiamo le inondazioni del 1882, del 1966 e del 1981. Nel settembre 1882 il fiume ruppe gli argini in 9 punti tra Bolzano e San Michele all’Adige, e inondò la parte nord della città di Trento. Nel novembre 1966 la città di Trento conobbe la più grande alluvione che la storia ricordi: buona parte della città e circa 5000 ettari di campagna furono sommersi da circa due metri di acqua. Nel’agosto 1981 gli argini cedettero nei pressi di Salorno che fu sommersa assieme alle campagne circostanti. Proprio per salvare la città di Verona da possibili inondazioni, nella prima metà del XX secolo fu costruito un tunnel che congiunge l’Adige in località Mori con il lago di Garda e che è in grado di convogliare le acque in eccesso dal fiume al lago. A causa della notevole differenza di temperatura e qualità delle acque, si fece ricorso al travaso delle acque molto raramente, soltanto ove strettamente necessario. Il tunnel fu usato infatti soltanto due volte, in occasione delle piene del 1966 e del 2000.
La curiosità è che la sorgente dell’Adige, non è quella visibile al Passo Resia, indicata sulle tabelle, ma è posta qualche metro prima, all’interno di un bunker del Vallo Alpino in Alto Adige, presso lo Sbarramento Passo Resia