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	<title>Chioggia on line.net</title>
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		<title>Chioggia on line.net</title>
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		<title>Il maestro d&#8217;ascia</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 22:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fofe D.R.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il maestro d&#8217;ascia (anche mastro d&#8217;ascia) era una professione di spicco dei vecchi cantieri navali, quando le imbarcazioni venivano ancora costruite prevalentemente in legno. Esperti dei vari tipi di legname ne riconoscevano l&#8217;essenza, l&#8217;uso ed infine la locazione all&#8217;interno del&#8217;imbarcazione. La loro bravura consisteva nel sagomare, adattare il ceppo di legno a quella che poi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=248&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il maestro d&#8217;ascia (anche mastro d&#8217;ascia) era una professione di spicco dei vecchi cantieri navali, quando le imbarcazioni venivano ancora costruite prevalentemente in legno.<br />
Esperti dei vari tipi di legname ne riconoscevano l&#8217;essenza, l&#8217;uso ed infine la locazione all&#8217;interno del&#8217;imbarcazione. La loro bravura consisteva nel sagomare, adattare il ceppo di legno a quella che poi sarebbe stata la sua definitiva funzione (ordinate, madieri&#8230;). Tale operazione di sagomatura era appunto fatta con un attrezzo chiamato ascia.</p>
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		<title>Lo squero</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 22:08:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fofe D.R.</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo squero è il tipico cantiere per imbarcazioni a remi delle città di Venezia e di Chioggia. L&#8217;etimologia del nome è legata probabilmente alla parola dialettale squara, ossia la squadra, strumento di lavoro fondamentale per i maestri d&#8217;ascia. In origine, lo squero indicava genericamente il cantiere navale per la costruzione, la manutenzione e il ricovero [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=246&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo squero è il tipico cantiere per imbarcazioni a remi delle città di Venezia e di Chioggia.<br />
L&#8217;etimologia del nome è legata probabilmente alla parola dialettale squara, ossia la squadra, strumento di lavoro fondamentale per i maestri d&#8217;ascia. In origine, lo squero indicava genericamente il cantiere navale per la costruzione, la manutenzione e il ricovero delle imbarcazioni di ogni dimensione, sia a remi che a vela, spaziando dai piccoli sandołeti fino alle grandi galee da guerra. Con l&#8217;accentramento nell&#8217;Arsenale dell&#8217;attività cantieristica per le navi più grosse, sia militari che mercantili, l&#8217;ambito degli squeri si specializzò sulle imbarcazioni più piccole, di uso privato.<br />
Lo squero è caratterizzato da un piano inclinato verso il canale o il rio e recintato su due lati, per la messa a secco e il varo delle barche. Alle spalle del piano è presente una costruzione in legno coperta e aperta verso il piano di varo, detta tesa. La tesa costituisce allo stesso tempo la zona di lavoro vera e propria, al riparo dalle intemperie, e il deposito degli attrezzi. Tipicamente, le abitazioni contigue o, dove presente, il piano superiore dello squero fungono anche da abitazione del proprietario o del capomastro.<br />
Ai tempi della Repubblica di Venezia gli squeri erano diffusi su tutto il territorio urbano, come testimonia tuttora la toponomastica cittadina con le numerose Calle del Squero presenti un po&#8217; ovunque. C&#8217;era però una particolare concentrazione a Castello, nella zona dove ora si trova la Riva dei Sette Martiri, a Dorsoduro e alla Giudecca, sul lato rivolto verso la parte sud della laguna. Col passare del tempo, sia per la drastica riduzione dell&#8217;impiego delle imbarcazioni a remi, limitata oggi all&#8217;uso turistico o sportivo, sia per l&#8217;avvento di nuovi materiali di costruzione come la vetroresina, le attività degli squeri si ridussero sempre di più, provocandone una drastica riduzione di numero.<br />
Attualmente nell&#8217;ambito cittadino, insieme ad alcuni cantieri minori, sopravvivono solo cinque squeri propriamente detti: tre a Dorsoduro e due alla Giudecca.<br />
I tre squeri di Dorsoduro sono lo squero Tramontin, agli Ognissanti; il confinante squero Bonaldo, sempre agli Ognissanti e lo squero della Cooperativa Daniele Manin, noto anche come Squero di San Trovaso. Questi squeri producono quasi esclusivamente gondole.<br />
I due squeri della Giudecca sono lo squero Crea, proprietà del notissimo regatante Gianfranco Vianello detto Crea, che è anche l&#8217;unico a consegnare le gondole complete di tutti gli accessori compresi remi e forcole, e lo squero Costantini-Dei Rossi, molto fedele alla tipologia classica dello squero. Questi due sono anche gli unici squeri a produrre in quantità significative non solo le gondole ma anche le altre imbarcazioni tipiche della laguna di Venezia</p>
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		<title>Il Brenta, un fiume la storia</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 21:41:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fofe D.R.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte-Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Brenta è un importante fiume italiano che scorre in Trentino-Alto Adige e in Veneto; è uno dei principali fiumi tra quelli che sfociano nell'alto Adriatico, a nord del Po ed è lungo circa 174 km.
Le popolazioni dei territori attraversati dal fiume lo hanno sempre nominato al femminile: “la Brenta”. Questo nome indica, nel dialetto trentino e soprattutto in Valsugana, per estensione, le riserve di acqua che i paesi tenevano in caso di incendi. La storia e i ricordi ancestrali delle terribili alluvioni subite dalle popolazioni del Veneto centrale hanno coniato il termine “Brentana” per alluvione. Il suo nome cimbro è invece Brintaal.
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Il Brenta è un importante fiume italiano che scorre in Trentino-Alto Adige e in Veneto; è uno dei principali fiumi tra quelli che sfociano nell&#8217;alto Adriatico, a nord del Po ed è lungo circa 174 km.<br />
Le popolazioni dei territori attraversati dal fiume lo hanno sempre nominato al femminile: “la Brenta”. Questo nome indica, nel dialetto trentino e soprattutto in Valsugana, per estensione, le riserve di acqua che i paesi tenevano in caso di incendi. La storia e i ricordi ancestrali delle terribili alluvioni subite dalle popolazioni del Veneto centrale hanno coniato il termine “Brentana” per alluvione. Il suo nome cimbro è invece Brintaal.<br />
In epoca romana il fiume era individuato come “Medoacus” (secondo una interessante interpretazione “in mezzo a due laghi” ovvero tra i laghi di origine e la zona lacustre delle foci, la laguna), o più probabilmente in riferimento ai due bacini più settentrionali della laguna di Venezia, quando esso seguiva come letto il corso dell&#8217; attuale Canal Grande ed ai suoi due lati vi erano i due suddetti bacini non ancora uniti in una laguna intera.<br />
Gli studiosi concordano che prima del 589 il fiume transitasse anche per Padova (Patavium, Patavas, ovvero “abitanti di palude”) più o meno in corrispondenza dell&#8217; attuale linea ferroviaria, e qui vi confluisse il sistema di canali padovano, ma non tutta la bibliografia concorda che esistesse, nelle attuali valli del Canale di Brenta e di Valsugana, una colonia di Galli chiamati Mediaci.<br />
Di certo durante il Medioevo comparve il termime “Brintesis”, forse dal latino “rumoreggiare”, a ricordo delle diverse inondazioni oppure, e sembra essere prevalente, dal ceppo germanico “Brint” (fontana) o “Brunnen” (scorrere dell’acqua). Questa interpretazione sembra consolidata dall’uso in tante altre parti del Veneto del diminutivo “Brentella” per indicare un piccolo corso d’acqua.<br />
Fino alla piena del 589 il Brenta sfociava assieme al Piave in quella che oggi è la bocca di porto del Lido, percorrendo il letto dell&#8217;attuale Canal Grande, mentre il Piave giungeva dall&#8217;attuale canale lagunare di San Felice. A seguito della rotta, il Brenta sfociò nell&#8217;attuale bocca di Malamocco, ed il Piave prese il corso attuale del Sile, lasciando le terre attorno ai loro vecchi corsi alla mercè delle maree, che li impaludarono formando l&#8217;attuale Laguna di Venezia.</p>
<p style="text-align:left;">
 Il percorso attuale del fiume<br />
Il profilo geografico del Brenta è così suddividibile, mutuando la descrizione dello storico Andrea Gloria fatta nel 1862:</p>
<p style="text-align:left;">la sorgente: il fiume nasce dai laghi di Levico e di Caldonazzo, Provincia di Trento.<br />
la parte montana: il Brenta percorre tutta la valle Valsugana, attraversando il paese di Borgo Valsugana. A Primolano entra nella valle Canale di Brenta, transitando per Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario (VI), Campolongo sul Brenta, Solagna e Campese.<br />
 <br />
il Fiume Brenta a Noventa Padovana (Oltre Brenta)la “Brenta Superiore”: raggiunta la pianura veneta , presso la città di Bassano del Grappa, scorrendo sotto il famoso “Ponte degli alpini” progettato da Andrea Palladio , e prosegue il percorso planiziale con struttura meandriforme ed alimenta le falde freatiche di diversi fiumi di risorgiva quali il Sile, il Dese e altri minori. Transita per Cartigliano, Tezze sul Brenta, Fontaniva, Cittadella, Carmignano di Brenta, Grantorto, San Giorgio in Bosco, Piazzola sul Brenta, Campo San Martino, e prosegue, con un alveo navigabile, per Curtarolo, Vaccarino e giunge a Limena, Vigodarzere, Vigonza, Ponte di Brenta (frazione di Padova), Noventa Padovana ed arriva a Stra, dove, per mezzo di chiuse, inizia il ramo minore della Brenta Vecchia e la Brenta Nuova.<br />
la Brenta Vecchia: è il ramo naturale minore, individuato ora anche con il nome di Naviglio del Brenta, ed è composto da tre tronchi : il primo tra Stra, Fiesso d&#8217;Artico (l’antico “Flexum”), fino la chiusa di Dolo; il secondo da Dolo fino le chiuse di Mira Porte; il terzo da Mira, Oriago per sfociare nella Laguna di Venezia a Fusina, frazione di Venezia. L&#8217;insieme urbano, storico e paesaggistico compreso tra Fusina e Stra viene chiamato Riviera del Brenta.<br />
la Brenta Nuova o della “Cunetta”: è il ramo principale, opera finale delle diverse diversioni idrauliche degli alvei del fiume compiute in sette secoli di lavoro ed ultimate ai primi anni del 1900. Questo ramo inizia da Stra, prosegue per Vigonovo, Corte di Piove di Sacco, Codevigo, Valli di Chioggia. Le acque dei due fiumi sfociano assieme nel Mar Adriatico presso l’attuale località turistica di Brondolo ,“Isola verde”, a sud di Chioggia.<br />
Taglio Nuovissimo del Brenta: è il canale di diversione delle acque della Brenta Vecchia, scavato nel 1610, che convoglia le acque del fiume Muson (prima sfocianti presso Marghera Bottenighi) e che partendo da Mirano passa per Porto Menai, Lugo e Lova frazioni di Campagna Lupia, Valli, frazione di Chioggia, per sfociare nelle valli della Laguna di Venezia a nord di Chioggia. L’argine sinistro del canale, che divide la campagna dalla laguna, è utilizzato dall’attuale Strada Statale 309 Romea.</p>
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		<title>Pippo Zaccaria</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2008 21:56:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pippo Zaccaria (pseudonimo di Tiziano Marchesan; Chioggia, 30 novembre 1954) è un cabarettista, scrittore e poeta italiano. Nato e vissuto a Chioggia in provincia di Venezia. Noto per le sue commedie, spesso parodie di opere teatrali o cult cinematografici come Le Baruffe Marinanti e 2001: Odissea Nell&#8217;Ospissio. Pippo Zaccaria, come personaggio, nasce nei primissimi anni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=243&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pippo Zaccaria (pseudonimo di Tiziano Marchesan; Chioggia, 30 novembre 1954) è un cabarettista, scrittore e poeta italiano.<br />
Nato e vissuto a Chioggia in provincia di Venezia. Noto per le sue commedie, spesso parodie di opere teatrali o cult cinematografici come Le Baruffe Marinanti e 2001: Odissea Nell&#8217;Ospissio.<br />
Pippo Zaccaria, come personaggio, nasce nei primissimi anni ottanta con le trasmissioni radiofoniche Basta la salute, Scatolette, I ragazzi irresistibili, ma la popolarità viene raggiunta grazie alle innumerevoli repliche di Concerto da strapazzo che ha rappresentato, per alcuni anni, un punto fermo nel palinsesto di Radio Chioggia Libera. Si trattava di un programma stravagante, forse irriverente, ma senza dubbio brioso e simpatico, condotto da Vincenzo Tornaconti, che spalleggiava appunto un Pippo imbranato disc-jockey alle prime armi, eternamente incapace di condurre un programma come si deve, ma testardo e puntiglioso. Rappresenta il prototipo del classico disc-jockey di casa nostra, con l&#8217;onnipresente cadenza chioggiotta e l&#8217;immancabile storpiatura di frasi in lingua. Il Tornaconti è l&#8217;esatto contrario, ma il riuscito complemento di Pippo Zaccaria. Sfoggia un&#8217;eleganza di linguaggio notevole, frutto di una preparazione culturale al di fuori del normale. Non si risparmia l&#8217;uso di paroloni, conosce le buone maniere e ne rimprovera l&#8217;errato uso al suo collega. Senz&#8217;altro una coppia ben variegata, forse per questo inscindibile. Concerto da Strapazzo, nella sua originalità, proponeva non solo musica ma anche rubriche, o parodie di esse, poesie, notizie, il tutto condito da innumerevoli gags che ne rendevano l&#8217;ascolto gradevole. Tra le varie rubriche del programma c&#8217;era un intermezzo poetico affidato alla voce di Vincenzo Tornaconti che declamava alcune poesie di Andrea Marino (sempre Tiziano Marchesan, questa volta in versione seriosa).</p>
<p> « Pippo appartiene alla schiera della gente schietta e poco incline al compromesso che, se sei intelligente, desideri avere al tuo fianco. A volte lo senti spina che punge o ti pare Cassandra che predice disastri, può darti anche fastidio, eppure lo trovi lì, pronto a darti una mano. Lui sa intuire in anticipo la conclusione di un&#8217;esperienza e già freme per tentare un&#8217;altra via. &#8216;Adelante Pippo, cum judicio&#8217; non si può sempre correre, bisogna anche accontentarsi di camminare, semplicemente. Sincerità per sincerità, indispettisce talvolta quel ridere di tutti e di tutto, anche del mondo della religione, eppure non è superficialità, nè banalità, tanto meno voglia di dissacrazione. In lui c&#8217;è benevolenza, timidezza, fors&#8217;anche pudore, però devi arrivare a conoscerlo, altrimenti sbagli giudizio. Dotato di frizzante e originale &#8216;vis comica&#8217;, è fatto apposta per stare con gli altri: insuperabile animatore di serate tra amici. Pippo lo conosco da oltre vent&#8217;anni, è uno che riempie della sua presenza, senza ingombrare, uno che se non c&#8217;è, vorresti tanto che ci fosse! »<br />
 (Fabrizio Fornaro, direttore di Radio Chioggia Libera, 1990)</p>
<p>Debutta sin dal 1973 con il musical Superstar. Nel 1975 mette in scena il Mosè, tratto dalle vicende bibliche. Nel 1980 forma La Siesta un gruppo cabarettistico che diventa, qualche anno dopo, la Compagnia d’Espressione Pippo Zaccaria. Nel 1984 è la volta di Pinocchio nunteregghepiù seguono poi Campa cavallo che ci lascia lo zampino (1985), El ridare va in frisare (1991), Verde (1993), Minga sempre se può ridare (1994), Megaers (1995), Baracca e burattini (1996), Le baruffe marinanti e Robinson (1998), Mosche, 2001: odissea nell’ospissio e Spenzame ke vago (2000), Vai che xè menta (2002), Curadela co&#8217; le seole (2004), Pippo Instinct (2006) e la riproposizione delle Baruffe marinanti (2007) con un nuovissimo cast, composto dai veterani Renzo Lombardo &#8216;Poci&#8217;, Michele Nordio, Antonio Duse e Andrea Marchesan e dalle nuove leve Daria Collalti, Valeria Boscolo, Nicoletta Veronese, Gabriella Dall&#8217;Oro, Francesco Bellemo e Matteo Penzo.<br />
Pippo Zaccaria ha pubblicato diverse raccolte di poesie e non solo. Dal 1987 ad oggi sono 17 le sue pubblicazioni, oltre ai numerosi fascicoli (in distribuzione gratuita su tutto il territorio cittadino) della collana Pippo! Contame &#8216;na barzeleta. Nelle sue poesie Pippo parla di tutto e di più; spazia da temi comici e spensierati ad altri più impegnati e seriosi, ma sempre con quel pizzico di sagace ironia che rende tutto più leggero e sopportabile, dove anche le più grandi paure e mancanze umane vengono trattate sotto un&#8217;ottica quasi gioiosa, ma che invita a rifletter</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/chioggia.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/chioggia.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/chioggia.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/chioggia.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/chioggia.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/chioggia.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/chioggia.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/chioggia.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/chioggia.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/chioggia.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/chioggia.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/chioggia.wordpress.com/243/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/chioggia.wordpress.com/243/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/chioggia.wordpress.com/243/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=243&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nickname</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 21:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fofe D.R.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella cultura di Internet, un nickname o semplicemente nick è uno pseudonimo o &#8220;nome di battaglia&#8221;, usato dagli utenti di Internet per identificarsi in un determinato contesto o in una determinata comunità virtuale. Spesso sono soprannomi, ma possono essere sigle, combinazioni di lettere e numeri. Alcuni contesti in cui il nome adottato da un utente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=240&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella cultura di Internet, un nickname o semplicemente nick è uno pseudonimo o &#8220;nome di battaglia&#8221;, usato dagli utenti di Internet per identificarsi in un determinato contesto o in una determinata comunità virtuale. Spesso sono soprannomi, ma possono essere sigle, combinazioni di lettere e numeri. Alcuni contesti in cui il nome adottato da un utente viene comunemente chiamato nickname sono per esempio:</p>
<p>sistemi di chat (per esempio IRC)<br />
sistemi di instant messaging come ICQ o MSN Messenger<br />
forum sul Web<br />
newsgroup di Usenet<br />
videogiochi multiutente online<br />
la stessa wikipedia</p>
<p>Più raramente capita che venga chiamato nick un indirizzo di posta elettronica; è però piuttosto comune che chi utilizza per lungo tempo un nick in uno o più contesti su Internet, finisca poi per crearsi anche un indirizzo e-mail specifico per poter corrispondere con altre persone (senza dover rivelare la propria vera identità).<br />
Un buon nickname deve essere sufficientemente originale ed immediato, per distinguersi e colpire l&#8217;attenzione degli altri utenti, ma non troppo complicato, per non essere dimenticato. In alcuni contesti, tra l&#8217;altro, ricordarsi esattamente il nickname di una persona può essere necessario per &#8220;ritrovare&#8221; la persona e rimettersi quindi in contatto. Per questo motivo, nick come &#8220;Mario345234&#8243; non sono particolarmente funzionali.<br />
Nei casi in cui un nickname dia indicazioni apertamente false sull&#8217;identità del suo proprietario (per esempio, un nick femminile per un maschio o viceversa, oppure un nick identico a quello di un altro utente più noto per prenderne segretamente il posto) si parla di fake.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/chioggia.wordpress.com/240/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/chioggia.wordpress.com/240/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/chioggia.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/chioggia.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/chioggia.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/chioggia.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/chioggia.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/chioggia.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/chioggia.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/chioggia.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/chioggia.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/chioggia.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/chioggia.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/chioggia.wordpress.com/240/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/chioggia.wordpress.com/240/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/chioggia.wordpress.com/240/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=240&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 21:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fofe D.R.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte-Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[L'Adige (in tedesco e in dialetto sudtirolese Etsch, in ladino Adiç, trentino Ades, in veneto Adexe) è un fiume dell'Italia nordorientale. Sorge presso il Passo Resia (Reschenpass) nella Alta Val Venosta (Hochvinschgau) in Alto Adige e sfocia nel Mar Adriatico presso Porto Fossone e Chioggia. È per lunghezza - circa 410 km - il secondo fiume italiano dopo il Po, il 3° per ampiezza di bacino dopo Po e Tevere e in assoluto il 4° per volume d'acque dopo Po, Ticino e Tevere con 235 mc/sec di portata media annua presso la foce.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Adige (in tedesco e in dialetto sudtirolese Etsch, in ladino Adiç, trentino Ades, in veneto Adexe) è un fiume dell&#8217;Italia nordorientale. Sorge presso il Passo Resia (Reschenpass) nella Alta Val Venosta (Hochvinschgau) in Alto Adige e sfocia nel Mar Adriatico presso Porto Fossone e Chioggia. È per lunghezza &#8211; circa 410 km &#8211; il secondo fiume italiano dopo il Po, il 3° per ampiezza di bacino dopo Po e Tevere e in assoluto il 4° per volume d&#8217;acque dopo Po, Ticino e Tevere con 235 mc/sec di portata media annua presso la foce.<br />
Attraversa le città di Trento, Verona, Legnago, Cavarzere e lambisce Merano, Bolzano e Rovereto.<br />
La valle in cui scorre assume vari nomi: Val Venosta tra la sorgente e Merano, Val d&#8217;Adige tra Merano e Rovereto, Vallagarina tra Rovereto e Verona, e quindi Val Padana tra Verona e la foce.<br />
Complessivamente il suo bacino imbrifero è di 12.200 km² (che lo rendono il terzo per ampiezza dopo il Po e il Tevere): di questi ben 7.200 sono in Alto Adige, nel cui territorio scorre per 140 km (oltre 1/3 del suo percorso complessivo), mentre i restanti sono suddivisi tra Trentino e Provincia di Verona.<br />
Il fiume è stato protagonista di alcune devastanti alluvioni, a cominciare dalla rotta della Cucca, la catastrofica alluvione del VI secolo (589 secondo le cronache di Paolo Diacono) che sconvolse l&#8217;idrografia del basso Veneto. Si ha notizia di altri fenomeni di questo tipo in passato: tra i più recenti e gravi ricordiamo le inondazioni del 1882, del 1966 e del 1981. Nel settembre 1882 il fiume ruppe gli argini in 9 punti tra Bolzano e San Michele all&#8217;Adige, e inondò la parte nord della città di Trento. Nel novembre 1966 la città di Trento conobbe la più grande alluvione che la storia ricordi: buona parte della città e circa 5000 ettari di campagna furono sommersi da circa due metri di acqua. Nel&#8217;agosto 1981 gli argini cedettero nei pressi di Salorno che fu sommersa assieme alle campagne circostanti. Proprio per salvare la città di Verona da possibili inondazioni, nella prima metà del XX secolo fu costruito un tunnel che congiunge l&#8217;Adige in località Mori con il lago di Garda e che è in grado di convogliare le acque in eccesso dal fiume al lago. A causa della notevole differenza di temperatura e qualità delle acque, si fece ricorso al travaso delle acque molto raramente, soltanto ove strettamente necessario. Il tunnel fu usato infatti soltanto due volte, in occasione delle piene del 1966 e del 2000.<br />
La curiosità è che la sorgente dell&#8217;Adige, non è quella visibile al Passo Resia, indicata sulle tabelle, ma è posta qualche metro prima, all&#8217;interno di un bunker del Vallo Alpino in Alto Adige, presso lo Sbarramento Passo Resia</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/chioggia.wordpress.com/239/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/chioggia.wordpress.com/239/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/chioggia.wordpress.com/239/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/chioggia.wordpress.com/239/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/chioggia.wordpress.com/239/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/chioggia.wordpress.com/239/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/chioggia.wordpress.com/239/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/chioggia.wordpress.com/239/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/chioggia.wordpress.com/239/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/chioggia.wordpress.com/239/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/chioggia.wordpress.com/239/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/chioggia.wordpress.com/239/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/chioggia.wordpress.com/239/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/chioggia.wordpress.com/239/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/chioggia.wordpress.com/239/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/chioggia.wordpress.com/239/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=239&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Doge</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 16:27:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fofe D.R.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte-Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Doge era la suprema magistratura della Repubblica di Venezia, istituita sin dal 697 d.C. e durata fino alla caduta della Repubblica, il 12 maggio 1797. Al doge ci si rivolgeva anche con i titoli di Monsignor el Doxe, Serenissimo Principe o Sua Serenità o con l&#8217;originale latino Dux, cioè duca (&#8220;comandante&#8221; o &#8220;generale&#8221;). Dipanatasi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=232&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Doge era la suprema magistratura della Repubblica di Venezia, istituita sin dal 697 d.C. e durata fino alla caduta della Repubblica, il 12 maggio 1797.<br />
Al doge ci si rivolgeva anche con i titoli di Monsignor el Doxe, Serenissimo Principe o Sua Serenità o con l&#8217;originale latino Dux, cioè duca (&#8220;comandante&#8221; o &#8220;generale&#8221;).<br />
Dipanatasi per su un periodo storico di mille e cento anni e per un numero di centoventi successori (escludendo le sovrapposizioni di coreggenza nelle epoche più antiche), l&#8217;istituto ducale veneziano subì una profonda evoluzione che, dall&#8217;accezione militare primitiva, evolse prima rapidamente in forma monarchica e poi, solo in epoca successiva, in magistratura repubblicana.<br />
L&#8217;isituzione ducale, a Venezia, ha origini bizantine risalenti alla nomina del primo dux Paolo Lucio Anafesto, nel 697, quale governatore militare della Venezia bizantina per conto dell&#8217;Esarca di Ravenna.<br />
Contesa tra il 726 e il 737 tra Veneziani e Bizantini e dopo una breve interruzione a seguito del trasferimento del potere ai Magistri Militum, l&#8217;elettività ducale è, a partire dal 742, definitivamente sottratta al controllo imperiale, sancendo l&#8217;inizio della monarchia ducale, che dura con alterne vicende sino all&#8217;XI secolo; un periodo nel quale l&#8217;istituto ducale si modella sulla forma della monarchia bizantina, divenendo a tratti ereditaria e duplicandosi, con l&#8217;uso da parte del doge regnante di associarsi al trono il successore designato nella forma di un co-Dux.<br />
Nei primi tre secoli di Venezia vi furono ventotto dogi, di cui quattordici deposti, con accecamento, taglio della barba e dei capelli per sfregio o per forzata tonsura (al modo bizantino), oppure uccisi in rivolte; quattro preferirono abdicare, uno cadde in battaglia e solo nove morirono di morte naturale.<br />
Se la prima stabile forma di coinvolgimento del patriziato nella gestione del potere si era avuta già sin dai primi secoli in ambito giudiziario attraverso l&#8217;istituzione della Curia Ducis, a partire dalla prima legge costituzionale della Repubblica del 1032, si avviò un inarrestabile processo di limitazione e sottrazione di potere ducale da parte della nascente aristocrazia mercantile, durato sin quasi alla fine della Repubblica nel XVIII secolo, ma che già nel secolo XIII aveva reso il Doge solamente un sovrano formale. Ecco che naturalmente, soprattutto nei secoli IX-XII, alcuni dogi cercarono di trasformare il potere dogale in ereditario o di fare del doge un principe sopra gli altri nobili, ma ogni tentativo fu rinculcato dall&#8217;aristocrazia che rese da ultimo il doge supremo magistrato e primo servitore della Repubblica, anticipando così di secoli la moderna figura del Capo di Stato o forse superando addirittura la concezione moderna:<br />
* 1032 &#8211; si proibisce al duca di associarsi un co-reggente e gli si affiancano due consiglieri perché ne controllino l’operato;<br />
* 1143 &#8211; si istituisce un Collegio dei Savi con l’incarico di controllarne l&#8217;attività di governo del doge;<br />
* 1148 &#8211; si istituisce la Promissione Ducale, giuramento di fedeltà del doge;<br />
* 1172 &#8211; l&#8217;elezione ducale è affidata a 11 elettori;<br />
* 1175 &#8211; si aumentano a sei i consiglieri ducali a formare il Consiglio Ducale;<br />
* 1178 &#8211; Si stabilisce che degli undici elettori ducali ne siano d’ora in poi tratti quattro, col compito di nominarne altri quaranta, ai quali affidare l&#8217;elezione definitiva;<br />
* 1268 &#8211; si riforma definitivamente l&#8217;elezione ducale con un complesso sistema di nomine e ballottaggi (spiegata di seguito) e si istituisce un collegio di Promissori incaricati di redigere una formula del giuramento personalizzata per ciasun doge (in modo da cucirgli su misura il giuramento e contrastare più in specifico gli interessi di ciascun principe) e di verificarne il rispetto;<br />
* 1275 &#8211; si proibisce al doge e ai figli di sposare principesse straniere;<br />
* 1339 &#8211; si proibisce l’abdicazione ducale;<br />
* 1342 &#8211; si proibisce al doge e alla dogaressa di svolgere attività commerciali;<br />
* 1343 &#8211; si escludono i figli del doge da tutte le magistrature dello Stato;<br />
* 1367 &#8211; si proibisce al doge di possedere terre al di fuori del dogado;<br />
* 1391 &#8211; il Senato avoca a sé la nomina dei vescovi nel territorio della Repubblica;<br />
* 1400 &#8211; si stabilisce che gli Avogadori de Comun possano portare in giudizio il Doge, sia per atti pubblici che privati;<br />
* 1501 &#8211; si istituiscono gli Inquisitori del Doge defunto, per vagliare dopo la morte l&#8217;operato condotto dal principe.<br />
Anche la titolatura ducale variò nel tempo: dall&#8217;originale humilis Dux provinciæ Veneciarum divina gratia Venetiæ Dux (umile duca della provincia di Venezia per grazia divina Duca di Venezia), l&#8217;espansione dei domini adriatici portò gli imperatori bizantini a riconoscere prima, nel 1004, il titolo di Dux Venetiæ et Dalmatiæ, Dux Veneticorum et Dalmatianorum (Duca di Venezia e Dalmazia, Duca dei Veneti e dei Dalmati) e quindi, nel 1085, quello di Dux Venetiæ Dalmatiæ Chroatiæ (Duca di Venezia, Dalmazia, Croazia). Nel 1148 il Papa riconosceva il doge Dominator Marchiæ (Signore delle Marche) e questi a partire dal 1150 si proclamava anche Totius Istriæ dominator (Signore di tutta l&#8217;Istria). Dalla corte di Bisanzio i primi dogi ebbero i titoli onorifici di: Imperialis ipathus, Dux ac spatarius Veneticorum, Imperialis patricius archispatus imperialis protosevastos o protosebaste. Del titolo di spatario rimase il ricordo nello spadone, che veniva portato da un patrizio nel corteo del doge. Tra il 1204 e il 1356 i dogi veneziani si fregiarono anche del titolo aggiuntivo di Dominus quartae partis et dimidiae totius Imperii Romaniae (Signore di un quarto e mezzo dell&#8217;Impero di Romània). La pace con gli Ungheresi del 1358 portò ad eliminare i riferimenti a Dalmazia e Croazia con un più sobrio Dux Veneticorum et coetera (Duca dei Veneti ed altri), che persistette sino alla fine della Repubblica.<br />
Al termine dell&#8217;evoluzione dell&#8217;istituzione ducale, così descrivevano i Veneziani il loro doge: In Senatu senator, in foro civis, in habitu princeps (in Senato è senatore, nel foro è cittadino, nell&#8217;abito è principe) o, più volgarmente, il segno di Taverna del Veneto Stato, cioè null&#8217;altro che una bella insegna.</p>
<p>La leggenda del primo doge<br />
Probabilmente per legittimare la subordinazione del doge alla nobiltà nel tempo si sviluppò una leggenda relativa all&#8217;elezione del primo doge, Paoluccio Anafesto, che lo voleva eletto dalle 12 antiche casate veneziane, cioè dai liberi secondo l&#8217;eredità lasciata dalla defunta Repubblica Romana, e dal clero. Egli non era dunque un principe, ma un primus inter pares. L&#8217;evento si voleva svoltosi nell&#8217;antica capitale di Eraclea sotto gli auspici di una conferenza voluta dal Patriarca di Grado. Nella cattedrale si conserva uno splendido mosaico a memoria del luogo in cui si celebrò la nascita di questa figura[citazione necessaria].</p>
<p>I poteri del doge<br />
La carica di doge era ambita per il valore simbolico che donava alle famiglie aristocratiche; lo sfarzo e la pompa che circondavano le cerimonie dogali rendevano la funzione ambita da tutti coloro che aspiravano ad essere qualcosa di più che dei semplici nobili, ma i dogi stessi dovevano contribuire pesantemente al loro mantenimento, ed era quindi una carica molto costosa e di fatto appannaggio della aristocrazia ricca (vi erano infatti anche una aristocrazia povera e una poverissima).<br />
A seconda dei tempi e delle situazioni il doge agiva da condottiero o da supremo notaio. Per cui, tralasciando la grande varietà di situazioni, si può solo dire che sempre all&#8217;interno dell&#8217;ordinamento politico vi erano una serie di disposizioni che limitavano pesantemente le prerogative del doge e perfino la sua stessa vita quotidiana: la funzione del doge era principalmente quella di rappresentante ufficiale di Venezia nelle cerimonie pubbliche e nelle relazioni diplomatiche con gli altri stati e di mostrarne la regalità pur senza regnare. L&#8217;unico potere effettivo che non fu mai sottratto al doge fu quello di poter comandare la flotta e guidare l&#8217;armata in tempo di guerra. Per il resto egli si limitava a sedere a capo della Serenissima Signoria e presiedere con essa a tutti i consigli della Repubblica, nei quali però il suo voto non aveva più valore di quello di qualunque altro membro.</p>
<p>La funzione religiosa<br />
Sullo stampo del cesaropapismo dell&#8217;impero orientale il doge aveva acquisito sin dalle origini connotazioni religiose. Con l&#8217;arrivo però a Venezia nell&#8217;828 delle spoglie dell&#8217;evangelista Marco e l&#8217;edificazione per opera del doge del tempo, Giustiniano Participazio, della basilica di San Marco, cappella palatina e chiesa di Stato, il doge divenne a tutti gli effetti il Capo della Chiesa di San Marco, con prerogative episcopali sulla speciale diocesi nullius dipendente dalla basilica e retta a suo nome da un Primicerio. Lo stesso Clemente V riconosceva al doge prerogative tra le quali vi erano quelle che limitavano il potere pontificio nella nomina dei Vescovi, riducendo la sua scelta ai 3/4 nomi che il doge gli offriva. La questione della duplice natura del potere ducale fu discussa anche durante il Concilio di Trento del 1545-1563, nel quale, riconoscendo che il Doge rappresentava la Chiesa ma non era né un vero e proprio Vescovo, né solamente un Principe, si dovettero modificare le formule conclusive per comprendere affianco ai Vescovi e ai Principi, il Doge di Venezia. Proprio per queste caratteristiche e questa indipendenza dal potere spirituale, continue furono le tensioni con il vescovo di Roma, compresi interdetti papali a tutta Venezia. E continua fu la tensione fra doge e Patriarca di Venezia, il quale rispondeva al Papa se pur dovendo essere originario dei territori veneti per detenere il titolo. Ma fu questa stessa indipendenza religiosa di Venezia e della Repubblica che permise agli spiriti liberi perseguitati di trovare riparo presso di essa, come Giordano Bruno che per ben 12 anni visse a Venezia e non fu consegnato all&#8217;inquisizione che poco dopo lo arse a Roma, o come Galileo Galilei, che a Padova poté lavorare alla teoria eliocentrica che dovette abiurare a Pisa e Roma. Alcuni dogi delle origini divennero anche santi.</p>
<p>La vita del Doge dall&#8217;elezione alla morte<br />
Il metodo di elezione del doge era studiato per impedire brogli e corporativismi. Si facevano diverse estrazioni multiple di palline (chiamate &#8220;baote&#8221;) da un&#8217;urna. Le palline, metalliche e indistinguibili al tatto, venivano estratte con delle manine di legno, delle specie di pinze, e contenevano il nome del votato. Da queste &#8220;baote&#8221; deriva la moderna parola ballottaggio. Si facevano inoltre molte estrazioni a cascata, in modo che fosse impossibile (o almeno che occorresse molta fortuna) per corrompere la giuria o fare giuochi di potere per determinare l&#8217;eletto. Con un primo ballottaggio veniva sorteggiata una commissione di pochi membri, i quali con un secondo ballottaggio ne eleggevano un&#8217;altra più ampia, e poi una più ridotta, e infine una molto più ampia.<br />
La procedura prevedeva che alla morte del doge si riunisse il Maggior Consiglio e che il consigliere più giovane si recasse fuori dal Palazzo e ne portasse all&#8217;interno il primo fanciullo tra gli 8 e i 10 anni trovato. Questi doveva trarre a sorte da un&#8217;urna i nomi di 30 consiglieri, col limite che non appartenessero alla stessa famiglia e non avessero alcun legame di sangue, dai quali si sarebbero tratti a sorte 9, col compito di nominare 40, ridotti a 12 per ballottaggio. Questi dovevano eleggere 25 membri, da cui estrarre 9 che eleggessero 45 consiglieri, da cui estrarne 11 che nominassero infine i 41 cui sarebbe spettata l&#8217;elezione del nuovo doge. L&#8217;elezione del doge era poi ratificata dal Maggior Consiglio e il nuovo principe veniva presentato al popolo con la forma Questi xe monsignor el Doxe, se ve piaxe (Questi è il nostro signore il Doge, se vi piace), prima di assistere alla solenne messa in San Marco e all&#8217;incoronazione sulla Scala dei Giganti del Palazzo Ducale, dove era pronunciata la promissione.<br />
Da quel momento il doge diveniva di fatto prigioniero della propria condizione, circondato dal fasto regale proprio della sua dignità, ma costantemente controllato e sorvegliato in ogni sua mossa. Non poteva mescolarsi alla popolazione, ma non aveva guardie del corpo; non poteva porre la sua residenza fuori da Palazzo Ducale, dove non poteva esibire i propri stemmi, ad esclusione di uno solo all&#8217;interno del suo appartamento. Gli eventuali doni che riceveva da parte dei dignitari in visita andavano al Tesoro di San Marco o all&#8217;erario pubblico. Non poteva dare udienza né aprire la propria corrispondenza se non alla presenza di almeno quattro dei suoi consiglieri. Gran parte delle spese dovute al mantenimento del palazzo e della sua carica spettavano a lui personalmente, con il proprio patrimonio, cosicché in pochi potevano effettivamente permettersi l&#8217;elezione e molte famiglie si trovavano poi in gravi difficoltà se un congiunto raggiungeva la carica ducale.<br />
Nelle principali cerimonie pubbliche e in special modo nelle grandi processioni ducali i simboli della dignità ducale erano rappresentanti dalla particolare corona, il Corno Ducale, posto al disopra di una cuffia bianca, l&#8217;ampio manto in porpora, poi divenuto di broccato d&#8217;oro, indossati dal principe, e da tutti i simboli che lo accompagnavano: la spada cerimoniale, il seggio ducale, il grande ombrello parasole, gli otto gonfaloni recanti il leone marciano e le otto trombe d&#8217;argento, tutti concessi per privilegio pontificio e per questo ricalcanti in parte lo schema delle cerimonie papali. Aveva a disposizione una ricca nave per le funzioni di Stato, il Bucintoro e con essa partecipava alla più importante cerimonia veneziana lo Sposalizio del Mare, nel quale con un anello gettato tra le acque la città rivendicava il suo indissolubile legame e dominio sull&#8217;Adriatico.<br />
Perfino i funerali del doge erano solenni sì, ma privati: lo stato di Venezia non portava alcun lutto per la morte del doge. Si diceva che si è morto il Doge, no la Signoria (se è morto il Doge, non è morta la Signoria). Per amaro contrappasso l&#8217;ultimo doge di Venezia, Ludovico Manin, salverà la vita abdicando e consegnando Venezia a Napoleone: alla fine morì la Signoria e non il doge. Si discute ancora se esso fu legale (mancando il consenso del Maggior Consiglio) o se esso fu il passaggio della sola città di Venezia e non di tutto il dogado.</p>
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		<title>Il remo</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 16:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fofe D.R.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte-Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Il remo, strumento utilizzato per lo spostamento in acqua di un natante, è una leva di secondo genere. La potenza viene applicata dal rematore all&#8217;impugnatura del remo. La resistenza è posta dal natante al quale si vuole imprimere il movimento e localizzata nello scalmo e il fulcro si trova nel punto in cui il remo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=233&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il remo, strumento utilizzato per lo spostamento in acqua di un natante, è una leva di secondo genere.<br />
La potenza viene applicata dal rematore all&#8217;impugnatura del remo. La resistenza è posta dal natante al quale si vuole imprimere il movimento e localizzata nello scalmo e il fulcro si trova nel punto in cui il remo è immerso nell&#8217;acqua.<br />
Il remo ha una parte piatta (pala) ad una estremità. Il rematore impugna l&#8217;altra estremità. Il remo è distinto dalla pagaia perché quest&#8217;ultima è tenuta dal pagaiatore mentre il remo è collegato all&#8217;imbarcazione tramite lo scalmo.<br />
Di solito il rematore è rivolto verso la poppa dell&#8217;imbarcazione: raggiunge la posizione più vicina alla poppa che riesce a raggiungere, inserisce la pala del remo nell&#8217;acqua e tira il remo verso sé. Traendo il remo indietro, verso la prua del natante, la pala del remo spinge l&#8217;acqua verso la poppa, imprimendo al natante una spinta in avanti.<br />
Per migliaia di anni i natanti sono stati mossi o dalle vele o dal lavoro meccanico di rematori o pagaiatori. Alcuni natanti dell&#8217;antichità potevano essere spinti sia da remi che da vele, in funzione della velocità e direzione del vento (cfr. trireme e bireme).</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/chioggia.wordpress.com/233/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/chioggia.wordpress.com/233/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/chioggia.wordpress.com/233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/chioggia.wordpress.com/233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/chioggia.wordpress.com/233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/chioggia.wordpress.com/233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/chioggia.wordpress.com/233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/chioggia.wordpress.com/233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/chioggia.wordpress.com/233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/chioggia.wordpress.com/233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/chioggia.wordpress.com/233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/chioggia.wordpress.com/233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/chioggia.wordpress.com/233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/chioggia.wordpress.com/233/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/chioggia.wordpress.com/233/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/chioggia.wordpress.com/233/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=233&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La tradizione marinara veneziana</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 16:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fofe D.R.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte-Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[La tradizione marinara veneziana è molto antica ed ha prodotto una tipologia di imbarcazioni vastissima. I veneziani per spostarsi in laguna hanno sempre fatto i conti con canali stretti e fondali bassissimi per ampie estensioni. Per questo motivo le imbarcazioni che garantiscono una maggiore mobilità in laguna sono quelle che pescano meno e che sono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=231&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tradizione marinara veneziana è molto antica ed ha prodotto una tipologia di imbarcazioni vastissima.<br />
I veneziani per spostarsi in laguna hanno sempre fatto i conti con canali stretti e fondali bassissimi per ampie estensioni.<br />
Per questo motivo le imbarcazioni che garantiscono una maggiore mobilità in laguna sono quelle che pescano meno e che sono sprovviste di chiglia: caratteristica peculiare delle barche veneziane è il fondo piatto.<br />
Inoltre forma e dimensioni devono rispondere a diverse esigenze di carico e alla particolare tecnica di voga ad un remo sviluppatasi con successo nell&#8217;area veneta.<br />
La dominazione veneta, estesasi anche nell&#8217;entroterra sino all&#8217;Adda, ha influenzato anche le tradizioni nautiche legate alla navigazione lacustre, diffondendo alcune tipologie di barche che per caratteristiche e metodo di remata si avvicinano molto alla tradizione veneziana.<br />
Un capitolo a parte nella storia dei trasporti lagunari, ormai entrato nella tradizione, è relativo al servizio pubblico di linea e alla propulsione a motore.<br />
Nello spazio sottostante sono riunite secondo le categorie di utilizzo diverse tipologie di imbarcazioni. La stessa voce può ricorrere in più categorie:</p>
<p>Imbarcazioni per il trasporto di persone</p>
<p>Tradizionali ed ancora in uso</p>
<p>* Batèla<br />
* Balòtina o gondolin da fresco<br />
* Còfano<br />
* Gondola<br />
* Gondolone<br />
* Mascarèta<br />
* Pupparìn<br />
* Sanpieròta<br />
* Sàndolo<br />
* Topo<br />
* Topo ciosoto<br />
* Topa<br />
* Topetta</p>
<p>Moderne</p>
<p>* Barchino</p>
<p>Imbarcazioni per trasporto merci</p>
<p>Tradizionali ma ancora in uso</p>
<p>* Batela<br />
* Batelon<br />
* Bragozzo<br />
* Burchio<br />
* Caorlìna<br />
* Topa<br />
* Topetta<br />
* Topo</p>
<p>Tradizionali non più in uso</p>
<p>* Comancina<br />
* Ortolana<br />
* Peata<br />
* Rascona<br />
* Tartana</p>
<p>Moderne<br />
* Patana<br />
* Sàtara</p>
<p>Imbarcazioni per la pesca lagunare o marina</p>
<p>tradizionali in uso</p>
<p>* Bragozzo<br />
* Sanpieròta<br />
* Topo ciosoto<br />
* Topetta<br />
* Saltafossi<br />
* Sandoletto da fossina</p>
<p>tradizionali scomparse</p>
<p>* Bragagna<br />
* Mussetto<br />
* Tartana</p>
<p>Imbarcazioni da caccia in laguna<br />
tradizionali</p>
<p>* Balotina<br />
* Còfano<br />
* Fisolera<br />
* S&#8217;ciopon</p>
<p>Imbarcazioni da regata</p>
<p>* Bissa<br />
* Caorlina<br />
* Gondola<br />
* Gondolìno<br />
* Mascareta<br />
* Naèt<br />
* Pupparin<br />
* Sandolo</p>
<p>Da parata</p>
<p>* Balòtina<br />
* Bissona<br />
* Burchio<br />
* Caorlìna<br />
* Disdotona<br />
* Dodesona<br />
* Galeone da parata<br />
* Gondola<br />
* Gondolìno<br />
* Gondolone<br />
* Mascarèta<br />
* Pupparìn<br />
* Quatordesona<br />
* Sàndolo</p>
<p>Archeologia navale</p>
<p>* Bucintoro<br />
* Galea<br />
* Galeazza<br />
* Peata<br />
* Rascona</p>
<p>Servizi di trasporto pubblico</p>
<p>A remi<br />
* Gondola<br />
* Gondolone</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/chioggia.wordpress.com/231/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/chioggia.wordpress.com/231/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/chioggia.wordpress.com/231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/chioggia.wordpress.com/231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/chioggia.wordpress.com/231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/chioggia.wordpress.com/231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/chioggia.wordpress.com/231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/chioggia.wordpress.com/231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/chioggia.wordpress.com/231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/chioggia.wordpress.com/231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/chioggia.wordpress.com/231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/chioggia.wordpress.com/231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/chioggia.wordpress.com/231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/chioggia.wordpress.com/231/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/chioggia.wordpress.com/231/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/chioggia.wordpress.com/231/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=231&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Bacchiglione</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 21:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fofe D.R.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte-Cultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Bacchiglione è un fiume che scorre nelle province di Vicenza e di Padova. Nel tratto vicentino ha un andamento ricco di meandri e anse mentre nel tratto padovano presenta una fisionomia differente. con un corso rettilineo, con numerosi interventi dell&#8217;uomo. È lungo circa 118 km ed ha un bacino di raccolta che si estende [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=236&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Bacchiglione è un fiume che scorre nelle province di Vicenza e di Padova.<br />
Nel tratto vicentino ha un andamento ricco di meandri e anse mentre nel tratto padovano presenta una fisionomia differente. con un corso rettilineo, con numerosi interventi dell&#8217;uomo. È lungo circa 118 km ed ha un bacino di raccolta che si estende per 1400 km2.<br />
Il fiume nasce dalle risorgive nei comuni di Dueville e di Villaverla(VI), prendendo inizialmente il nome di &#8220;Bacchiglioncello&#8221;. Poco a monte della città di Vicenza riceve le acque del sottobacino del Leogra-Timonchio (dal monte Pasubio) e assume il nome di Bacchiglione. Dopo Vicenza riceve ancora le acque del fiume Retrone, del torrente Astichello, del torrente Astico-Tesina e del fiume Tesina Padovano.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/chioggia.wordpress.com/236/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/chioggia.wordpress.com/236/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/chioggia.wordpress.com/236/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/chioggia.wordpress.com/236/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/chioggia.wordpress.com/236/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/chioggia.wordpress.com/236/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/chioggia.wordpress.com/236/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/chioggia.wordpress.com/236/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/chioggia.wordpress.com/236/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/chioggia.wordpress.com/236/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/chioggia.wordpress.com/236/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/chioggia.wordpress.com/236/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/chioggia.wordpress.com/236/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/chioggia.wordpress.com/236/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/chioggia.wordpress.com/236/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/chioggia.wordpress.com/236/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=chioggia.wordpress.com&amp;blog=1584566&amp;post=236&amp;subd=chioggia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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