La calle

28 12 2007

La calle (plur. le calli) è la tipica strada veneziana, incassata tra due file continue di edifici adibiti ad abitazione o a negozi al pian terreno.
La larghezza delle calli è estremamente variabile: si va dai 60 centimetri circa delle calli più strette che spesso per questo sono denominate callesèlle o callétte, fino ai cinque-sei metri o anche oltre di quelle più ampie, denominate spesso “calli larghe”.
Con il termine “salizzada” (lett. selciata) vengono denominate alcune calli larghe di importanza speciale. Il nome sta a indicare il fatto che in epoche passate queste strade proprio grazie alla loro importanza furono tra le prime a venir pavimentate con le classiche pietre in selciato grigio oggi usate pressoché ovunque in città, mentre il resto delle calli e delle strade presentavano una pavimentazione in mattoni di cotto disposti a spina di pesce (come ancora attualmente ha il campo antistante alla Chiesa della Madonna dell’Orto, presente ma coperto durante il restauro del Campo del Duomo a Chioggia) quando non erano del tutto prive di pavimentazione.
Alcune calli cieche secondarie, la cui unica funzione è consentire l’accesso alle abitazioni che vi si affacciano, vengono denominate “ramo”.
Anche la lunghezza delle calli è molto variabile: si va dai pochi metri fino alle “calli lunghe” che possono estendersi anche per qualche centinaio di metri, con un percorso talvolta tortuoso. Alcune calli lunghe, particolarmente importanti per le numerose attività commerciali che vi si affacciano fin da tempi remoti, sono denominate “ruga”: famosissime a Venezia sono la Ruga Giuffa e la Ruga Rialto.
La toponomastica delle calli è alquanto varia: molte prendono il nome di qualche personaggio famoso che spesso aveva case o palazzi nella zona (es. Calle Foscarini), altre richiamano l’antica o attuale vicinanza a una chiesa o un convento (es. Calle San Domenico) oppure si riferiscono a mestieri o attività che un tempo ivi erano praticati o concentrati (Calle del Pistór, Calle dei Całeghèri, Calle del Squero) e in qualche caso anche a semplici persone comuni che vi risiedevano o vi operavano e che per un motivo o per l’altro avevano acquistato una certa fama locale (es. “Calle del Barba Frutariòl”, lett. “Calle dello Zio Fruttivendolo”).





S’ciopon

25 12 2007

Lo s’ciopon (pronuncia: s-ciòpon), imbarcazione veneziana, è il più piccolo tipo di sandolo, in particolare è un tipo più leggero di mascareta (non supera i 100 kg).
Per questi motivi veniva utilizzato per la caccia tra le barene ed i ghebi nella Laguna di Venezia. Il suo nome infatti deriva dallo s’ciopo, ovvero dalla spingarda impiegata nella caccia.
Tipicamente, lo s’ciopon viene manovrato con la voga alla valesàna, ovvero a due remi (per vogatore) con le braccia incrociate. Un progenitore dello s’ciopon si può vedere dipinto nella rinascimentale Caccia in valle di Vittore Carpaccio.





Cozza….. Peoci

20 12 2007

Il mitilo mediterraneo (Mytilus galloprovincialis), volgarmente chiamato muscolo nelle regioni settentrionali e cozza in quelle meridionali, è un mollusco bivalve ed equivalve, dalla forma grossolanamente quadrangolare, con il margine valvare arrotondato da un lato e un terminale appuntito e leggermente incurvato dall’altro. Le due valve sono tenute insieme da una cerniera con tre o quattro dentelli.
È un mollusco lamellibranco, dotato cioè di branchie a lamelle che assorbono l’ossigeno per la respirazione e che trattengono contemporaneamente il cibo per l’alimentazione, costituita soprattutto da plancton e particellato organico in sospensione.
La valva, composta principalmente da carbonato di calcio, si presenta esternamente di colore nero o nero-viola, con sot­tili cerchi d’accrescimento radiali e concentrici verso la parte appuntita; internamente si presenta invece di colore madreperla, ma con una superficie liscia.
Una volta aperto, il mollusco mostra il mantello che contiene tutti gli organi interni, tra cui quelli riproduttivi. La distinzione tra i due sessi è possibile grazie all’osservazione del colore del mantello stesso, il quale, una volta raggiunta la piena maturità sessuale, si presenta di colore giallo crema nei maschi e di colore rosso arancio nelle femmine.
La riproduzione avviene emettendo sperma e uova nell’acqua, dove avviene la fecondazione esterna.
Le larve attraversano diversi stadi di sviluppo prima di diventare adulte, allorquando per mezzo del bisso, un filamento bruno che secernono e che si solidifica a contatto con l’acqua, sono in grado di fissarsi a rocce o supporti duri.
La sua vita media è di circa quattro anni e l’attività sessuale dura per tutta la vita.
* In alcune zone del meridione d’Italia consumare cozze crude, eventualmente condite con succo di limone, è considerato apportatore di effetti afrodisiaci.
* Il termine “cozza” ha assunto in epoca recente un’accezione gergale e metaforica, di probabile provenienza romanesca, connotante una donna o ragazza decisamente brutta.
* In Campania, in particolare a Napoli, il termine cozza viene anche usato per connotare una donna con una cultura generale eccessivamente bassa, mostrata dal particolare utilizzo di gergo troppo semplice e ricco di accenti tonici errati.
* Ad Ancona, alle pendici del Monte Conero, la cozza viene definita mosciolo. Il mosciolo selvatico di Portonovo cresce tra il quartiere di Pietralacroce e la spiaggia dei Sassi Neri di Sirolo ed è considerato un presidio di bio-sociodiversità dal Comune e dalla Provincia di Ancona. Il guscio del mosciolo è caratterizzato da uno spesso strato di concrezioni ed è tradizione degli anconetani raccoglierlo sul fondale “facendo i fiati”, ovvero in apnea. Il sapore del mosciolo è più intenso di quello delle cozze d’allevamento. Avviene di sovente che la pesca venga sospesa a causa della presenza di tossine determinate da microalghe.
* Nei dialetti di tipo veneto la cozza viene chiamata peocio o pedocio.