L’Airone cenerino

16 10 2007

L’Airone cenerino (Ardea cinerea, Linnaeus 1758), è una specie appartenente all’ordine dei Ciconiiformes e alla famiglia degli Ardeidi.
L’Airone cenerino ha 4 sottospecie :

* Ardea cinerea cinerea
* Ardea cinerea firasa
* Ardea cinerea jouyi
* Ardea cinerea monicae
Airone di grandi dimensioni ha il piumaggio di colore grigio sulla parte superiore e bianco in quella inferiore. Le zampe e il becco sono gialli. L’adulto ha piume nere sul collo e un ciuffo nucale nero molto evidente che si diparte dalla sommità posteriore e superiore dell’occhio. Nei govani domina il colore grigio. Come tutti gli aironi vola tenendo il collo ripiegato ad esse.
Diffuso in Pianura Padana soprattutto lungo i fiumi e nella zona della Lombardia e del Piemonte dove è dominante la risaia. Presente anche nel basso Veneto (Chioggia) ed in Toscana, lungo le sponde dell’Arno. Gregario, nidifica in colonie denominate garzaie insieme ad altre specie di Ardeidi. Oltre all’Italia, l’airone cenerino è presente nel resto d’Europa, in Asia e in Africa escluse le zone artiche e i deserti.
Non essendo migratore inizia a costruire il nido già da febbraio. Le uova, deposte dalla metà di marzo, sono 4 – 5 per nido e la cova dura circa 25 giorni. I giovani sono nutriti nel nido per circa 50 giorni. L’Airone cenerino si nutre di pesci, rane, girini, bisce d’acqua e invertebrati, in minor misura anche di piccoli mammiferi.





Bora

16 10 2007

La Bora è un vento catabatico nord/nord-orientale, che soffia nel Mar Adriatico, in Grecia e in Turchia.
Il nome deriva dal fatto che è un vento settentrionale, “boreale”, a cui si rifà anche la figura mitologica greca chiamata Borea.
La Bora è famosa soprattutto a Trieste (e in Croazia a Fiume e Segna, in Slovenia a Aidussina) dove soffia specialmente in inverno ed è definita “Bora chiara” in presenza di bel tempo o “Bora scura” in condizioni di tempo perturbato.
L’aria che letteralmente casca sull’Adriatico, investendo principalmente Trieste e attenuandosi a Nord e a Sud (a Monfalcone e nella parte settentrionale dell’Istria), si incanala attraverso la “porta della bora”, un’interruzione della catena alpina (nelle alpi Giulie) tra il Monte Re (in sloveno Nanos) e il monte Nevoso (in sloveno Snežnik).
La bora prosegue il suo cammino lungo la direzione acquisita, giungendo a volte fino a Venezia, a Chioggia in particolare, causando un vivace moto ondoso. Questo tipo di vento può raggiungere velocità di 150 kilometri all’ora. Nonostante i triestini siano abituati a questa intensità, funi e catene (un tempo, invero più frequentemente) vengono spesso stese lungo i marciapiedi del centro di Trieste, per facilitare il traffico dei pedoni nei giorni di vento più intenso. A causa della frequenza dei giorni ventosi, gli edifici devono essere costruiti con opportuni criteri per sopportarne la forza. L’occasionale caduta di una tegola sui passanti è fortunatamente una rara eccezione.