Il maestro d’ascia

20 12 2008

Il maestro d’ascia (anche mastro d’ascia) era una professione di spicco dei vecchi cantieri navali, quando le imbarcazioni venivano ancora costruite prevalentemente in legno.
Esperti dei vari tipi di legname ne riconoscevano l’essenza, l’uso ed infine la locazione all’interno del’imbarcazione. La loro bravura consisteva nel sagomare, adattare il ceppo di legno a quella che poi sarebbe stata la sua definitiva funzione (ordinate, madieri…). Tale operazione di sagomatura era appunto fatta con un attrezzo chiamato ascia.





Lo squero

20 12 2008

Lo squero è il tipico cantiere per imbarcazioni a remi delle città di Venezia e di Chioggia.
L’etimologia del nome è legata probabilmente alla parola dialettale squara, ossia la squadra, strumento di lavoro fondamentale per i maestri d’ascia. In origine, lo squero indicava genericamente il cantiere navale per la costruzione, la manutenzione e il ricovero delle imbarcazioni di ogni dimensione, sia a remi che a vela, spaziando dai piccoli sandołeti fino alle grandi galee da guerra. Con l’accentramento nell’Arsenale dell’attività cantieristica per le navi più grosse, sia militari che mercantili, l’ambito degli squeri si specializzò sulle imbarcazioni più piccole, di uso privato.
Lo squero è caratterizzato da un piano inclinato verso il canale o il rio e recintato su due lati, per la messa a secco e il varo delle barche. Alle spalle del piano è presente una costruzione in legno coperta e aperta verso il piano di varo, detta tesa. La tesa costituisce allo stesso tempo la zona di lavoro vera e propria, al riparo dalle intemperie, e il deposito degli attrezzi. Tipicamente, le abitazioni contigue o, dove presente, il piano superiore dello squero fungono anche da abitazione del proprietario o del capomastro.
Ai tempi della Repubblica di Venezia gli squeri erano diffusi su tutto il territorio urbano, come testimonia tuttora la toponomastica cittadina con le numerose Calle del Squero presenti un po’ ovunque. C’era però una particolare concentrazione a Castello, nella zona dove ora si trova la Riva dei Sette Martiri, a Dorsoduro e alla Giudecca, sul lato rivolto verso la parte sud della laguna. Col passare del tempo, sia per la drastica riduzione dell’impiego delle imbarcazioni a remi, limitata oggi all’uso turistico o sportivo, sia per l’avvento di nuovi materiali di costruzione come la vetroresina, le attività degli squeri si ridussero sempre di più, provocandone una drastica riduzione di numero.
Attualmente nell’ambito cittadino, insieme ad alcuni cantieri minori, sopravvivono solo cinque squeri propriamente detti: tre a Dorsoduro e due alla Giudecca.
I tre squeri di Dorsoduro sono lo squero Tramontin, agli Ognissanti; il confinante squero Bonaldo, sempre agli Ognissanti e lo squero della Cooperativa Daniele Manin, noto anche come Squero di San Trovaso. Questi squeri producono quasi esclusivamente gondole.
I due squeri della Giudecca sono lo squero Crea, proprietà del notissimo regatante Gianfranco Vianello detto Crea, che è anche l’unico a consegnare le gondole complete di tutti gli accessori compresi remi e forcole, e lo squero Costantini-Dei Rossi, molto fedele alla tipologia classica dello squero. Questi due sono anche gli unici squeri a produrre in quantità significative non solo le gondole ma anche le altre imbarcazioni tipiche della laguna di Venezia





Il Brenta, un fiume la storia

20 12 2008

Il Brenta è un importante fiume italiano che scorre in Trentino-Alto Adige e in Veneto; è uno dei principali fiumi tra quelli che sfociano nell’alto Adriatico, a nord del Po ed è lungo circa 174 km.
Le popolazioni dei territori attraversati dal fiume lo hanno sempre nominato al femminile: “la Brenta”. Questo nome indica, nel dialetto trentino e soprattutto in Valsugana, per estensione, le riserve di acqua che i paesi tenevano in caso di incendi. La storia e i ricordi ancestrali delle terribili alluvioni subite dalle popolazioni del Veneto centrale hanno coniato il termine “Brentana” per alluvione. Il suo nome cimbro è invece Brintaal.
In epoca romana il fiume era individuato come “Medoacus” (secondo una interessante interpretazione “in mezzo a due laghi” ovvero tra i laghi di origine e la zona lacustre delle foci, la laguna), o più probabilmente in riferimento ai due bacini più settentrionali della laguna di Venezia, quando esso seguiva come letto il corso dell’ attuale Canal Grande ed ai suoi due lati vi erano i due suddetti bacini non ancora uniti in una laguna intera.
Gli studiosi concordano che prima del 589 il fiume transitasse anche per Padova (Patavium, Patavas, ovvero “abitanti di palude”) più o meno in corrispondenza dell’ attuale linea ferroviaria, e qui vi confluisse il sistema di canali padovano, ma non tutta la bibliografia concorda che esistesse, nelle attuali valli del Canale di Brenta e di Valsugana, una colonia di Galli chiamati Mediaci.
Di certo durante il Medioevo comparve il termime “Brintesis”, forse dal latino “rumoreggiare”, a ricordo delle diverse inondazioni oppure, e sembra essere prevalente, dal ceppo germanico “Brint” (fontana) o “Brunnen” (scorrere dell’acqua). Questa interpretazione sembra consolidata dall’uso in tante altre parti del Veneto del diminutivo “Brentella” per indicare un piccolo corso d’acqua.
Fino alla piena del 589 il Brenta sfociava assieme al Piave in quella che oggi è la bocca di porto del Lido, percorrendo il letto dell’attuale Canal Grande, mentre il Piave giungeva dall’attuale canale lagunare di San Felice. A seguito della rotta, il Brenta sfociò nell’attuale bocca di Malamocco, ed il Piave prese il corso attuale del Sile, lasciando le terre attorno ai loro vecchi corsi alla mercè delle maree, che li impaludarono formando l’attuale Laguna di Venezia.

 Il percorso attuale del fiume
Il profilo geografico del Brenta è così suddividibile, mutuando la descrizione dello storico Andrea Gloria fatta nel 1862:

la sorgente: il fiume nasce dai laghi di Levico e di Caldonazzo, Provincia di Trento.
la parte montana: il Brenta percorre tutta la valle Valsugana, attraversando il paese di Borgo Valsugana. A Primolano entra nella valle Canale di Brenta, transitando per Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario (VI), Campolongo sul Brenta, Solagna e Campese.
 
il Fiume Brenta a Noventa Padovana (Oltre Brenta)la “Brenta Superiore”: raggiunta la pianura veneta , presso la città di Bassano del Grappa, scorrendo sotto il famoso “Ponte degli alpini” progettato da Andrea Palladio , e prosegue il percorso planiziale con struttura meandriforme ed alimenta le falde freatiche di diversi fiumi di risorgiva quali il Sile, il Dese e altri minori. Transita per Cartigliano, Tezze sul Brenta, Fontaniva, Cittadella, Carmignano di Brenta, Grantorto, San Giorgio in Bosco, Piazzola sul Brenta, Campo San Martino, e prosegue, con un alveo navigabile, per Curtarolo, Vaccarino e giunge a Limena, Vigodarzere, Vigonza, Ponte di Brenta (frazione di Padova), Noventa Padovana ed arriva a Stra, dove, per mezzo di chiuse, inizia il ramo minore della Brenta Vecchia e la Brenta Nuova.
la Brenta Vecchia: è il ramo naturale minore, individuato ora anche con il nome di Naviglio del Brenta, ed è composto da tre tronchi : il primo tra Stra, Fiesso d’Artico (l’antico “Flexum”), fino la chiusa di Dolo; il secondo da Dolo fino le chiuse di Mira Porte; il terzo da Mira, Oriago per sfociare nella Laguna di Venezia a Fusina, frazione di Venezia. L’insieme urbano, storico e paesaggistico compreso tra Fusina e Stra viene chiamato Riviera del Brenta.
la Brenta Nuova o della “Cunetta”: è il ramo principale, opera finale delle diverse diversioni idrauliche degli alvei del fiume compiute in sette secoli di lavoro ed ultimate ai primi anni del 1900. Questo ramo inizia da Stra, prosegue per Vigonovo, Corte di Piove di Sacco, Codevigo, Valli di Chioggia. Le acque dei due fiumi sfociano assieme nel Mar Adriatico presso l’attuale località turistica di Brondolo ,“Isola verde”, a sud di Chioggia.
Taglio Nuovissimo del Brenta: è il canale di diversione delle acque della Brenta Vecchia, scavato nel 1610, che convoglia le acque del fiume Muson (prima sfocianti presso Marghera Bottenighi) e che partendo da Mirano passa per Porto Menai, Lugo e Lova frazioni di Campagna Lupia, Valli, frazione di Chioggia, per sfociare nelle valli della Laguna di Venezia a nord di Chioggia. L’argine sinistro del canale, che divide la campagna dalla laguna, è utilizzato dall’attuale Strada Statale 309 Romea.








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